Il Servizio Pubblico e i tagli
Riflessioni dopo una conferenza dell'Associazione per la difesa del Servizio Pubblico (ASP) a Bellinzona (31 Gennaio 2025)
Qui il .pdf dell'articolo, versione corta, come pubblicato su "l'Informatore" del Partito Socialista di Brissago - area rossoverde
Tagli, spending review, privatizzazioni, razionalizzazione delle prestazioni, sono parole quotidiane nei media, sia per gli scossoni dati dal duo Trump-Musk alle istituzioni USA, sia per quello che sta succedendo anche da noi, con la svolta a destra in Europa.
Il tema è stato l’oggetto di una serata dell’ Associazione per la Difesa Servizio Pubblico (ASP), con una conferenza del Professor Sergio Rossi (Friborgo), che ha sottolineato vari elementi che vale la pena di riprendere (1).
Ricordiamo che i Servizi pubblici sono la messa a disposizione (e il controllo) da parte dello Stato di prestazioni delle quali i cittadini hanno bisogno, indipendentemente dalla loro ricchezza, per esempio: Sanità, Istruzione, Giustizia, Trasporti, Informazione, Polizia, Difesa, Energia, Posta, etc.
Secondo il Professor Rossi, vi è stata negli anni 80 (gli anni del neoliberismo Thatcher-Regan, con lo slogan “Più Privato e meno Stato!”), in un periodo di stagnazione delle rendite del Capitale, una precisa strategia di attaccare i Servizi Pubblici per rendere meno valide le loro prestazioni, e favorire lo sviluppo delle stesse prestazioni nel Settore Privato.
Trattandosi di prestazioni necessarie, i cittadini sono disposti a pagare prezzi alti, così come sono alti i margini di guadagno. Poco importa se una parte dei cittadini non potrà pagare, questo può facilmente essere compensato dalla la parte più ricca che può pagare di più (2).
Gli strumenti principali dell’attacco sono stati a) il sotto investimento (“i tagli”), accompagnati dalla la narrativa discreditante che il servizio pubblico è troppo caro per le prestazioni che offre (una mano dello stato che si infila nelle tasche dei cittadini) e b) le privatizzazioni, con l’argomento che il settore privato è più attento ai costi, dimenticando però che il Privato vuole profitti, che è incapace di investire nel lungo termine, e che alla fine servizio costa di più, contrariamente a quanto afferma la teoria neoliberista) (3). E così è successo, in maniera maggiore o minore, a seconda delle forze politiche e delle tradizioni di ciascun paese. Stati Uniti e Regno Unito in testa, seguiti da molti paesi europei, hanno visto il loro servizio pubblico, spesso non difeso da una cultura nazionale disposta a proteggerlo, disgregarsi.
Il sotto-investimento nel Settore Pubblico porta (e ha portato) a cinque gravi conseguenze:
1) Le prestazioni del Pubblico si deteriorano, e sempre più cittadini si rivolgono al Privato (un circolo vizioso).
2) Il Privato può selezionare le attività redditizie, pagando di più del Pubblico i professionisti che le dispensano, e queste attività vengono portate via al Pubblico, che resta con quelle che, dal lato finanziario, sono delle peppetencie. Il divario di redditività aumenta, e il privato ha più soldi da investire mentre il Pubblico non può farlo (un secondo circolo vizioso).
3) Il Privato si sente in diritto di reclamare soldi pubblici con l’argomento che in realtà le prestazioni le eroga, e ancora meno fondi sono disponibili per il settore pubblico. Così è già succede per la nostra Sanità, ma vi sono già pretese per le scuole private (4). Ancora meno soldi sono disponibili nel settore Pubblico per manutenzione, salari e investimenti (un terzo circolo vizioso).
4) Al Pubblico è richiesto di essere “redditizio”, rendendolo meno disponibile ai bisogni dei cittadini dove questo non sia economicamente favorevole. In Svizzera questo ha significato la chiusura di tanti uffici postali (fino a vere e proprie truffe, come il caso di Autpostale), ma negli Stati Uniti sono le prigioni che devono essere sostenibili (= rendere), con storie da incubo di carcerati obbligati a lavorare in quasi schiavitù, e giudici in combutta con i direttori delle carceri per riempirle di mano d’opera a buon mercato (5).
5) I cittadini si trovano divisi tra chi può pagare e chi non può pagare le prestazioni nel settore Privato (o chi si deve indebitare per farlo). Un servizio pubblico robusto è un elemento di coesione sociale, perché siamo tutti meno disuguali davanti ai nostri bisogni o imprevisti (6).
Per fortuna in Svizzera questi meccanismi non sono (ancora) operanti a pieno regime: abbiamo una preziosa tradizione di servizio pubblico efficiente (basti pensare alle nostre ferrovie o ai nostri ospedali), e di fiducia da parte dei cittadini (che hanno rifiutato la privatizzazione dell’elettricità). Ma anche da noi esistono delle forze che spingono al loro indebolimento, e le prime mosse sono il discredito (il Servizio pubblico è sprecone), i tagli e le privatizzazioni proposti dalla destra di Pelli, Pamini e Morisoli, e del Centro di Regazzi.
I nostri vicini lombardi vivono sulla loro pelle il risultato di quando questa corrente ha avuto libero corso: è oggi praticamente impossibile farsi curare adeguatamente nel Pubblico, e bisogna ricorrere al Privato convenzionato (cioè rimborsato con soldi pubblici), più costoso e opaco (7).
Dobbiamo rifiutare decisamente una deriva in questo senso, prenderci cura dei nostri Servizi Pubblici dove sono i nostri fiori all’occhiello, e proteggerli dove sono minacciati dalla logica dei tagli o dall’obbligo del guadagno (come le Poste, gli Ospedali e le FFS). I soldi per finanziarli ci sono e bisogna recuperarli con una fiscalità più redistributiva (8). Affinché i Servizi pubblici continuino a fare il correttamente loro vero compito, quello di contribuire al benessere dei cittadini che siamo.
Note:
1) Il resoconto della serata è disponibile sul sito dell' ASP: https://associazioneserviziopubblico.ch/
2) Questo concetto è stato alla base di una gaffe di un Dirigente di Novartis che ha detto "L'india è un paese di 20 milioni di abitanti". Ha poi dovuto dimettersi, ma nella logica del mercato, aveva perfettamente ragione...
3) Per il raffronto dei costi quando il Pubblico o il Privato danno una prestazione, vedere "Stigliz, il costo dell'ineguaglianza", nella sezione " Letture e altro"
4) Vedi l'articolo di Peppino Ortoleva a proposito di una proposta di legge in Italia sui fondi alle scuole private
5) Questa logica è alla base di alcune tensioni del sistema sanitario in Svizzera, almeno in alcuni Cantoni. In Ticino, per esempo, si tende a chiedere agli Ospedali di finanziare gli investimenti (giustificando l'obiettivo di un EBDTA positivo). Quindi economie sul personale curante (infermieri e medici in formazione). Ma dove sta scritto che gli Ospdali devono autofinanziarsi? Le scuole, i tribunali, le prigioni non lo devono. È la logica liberale che ce lo impone, in una narrativa oramai acettata da tutti perchè non contrastata da una sinistra che su questo versante si è lasciata marginalizzare (o corrompere, nell'agio della condivisione del potere. Semplificando molto, il Capitale ha detto alle socialdemocrazie degli anni '80-'90: "ti lascio al potere ma tu mi lasci fare quello che voglio con il Mercato" - e i Servizi Pubblici ...), per non pensare ipotesi di collusioni ancora più studiate: vedi il film di Polanski "The ghost writer".
6) Questo punto merita una nota più lunga, inspirata dal libro di Ingrid Robeyns nel suo libro "Limitarianism. The case against extreme wealth". Le ragioni principali per voler essere ricchi sono di vivere in una casa che ti piace, e poter far fronte ai bisogni dei figli, alla vecchiaia e agli imprevisti. Ora se abbiamo uno Stato che si occupa di questi punti (alloggi decorosi in quartieri ben mantenuti, con buone scuole, una sanità pubblica di qualità, e delle pensioni decenti - attenzione: qui sto quasi descrivendo la Svizzera o i Paesi Bassi...), ci vuole molto meno per sentirsi nella classe media o tra i più ricchi. Interessante che nel suo libro un Americano è da considerarsi un super-ricco con >10M$, un Olandese con >1M$, perchè lo Stato Olandese provvede a tutta una serie di sicurezze che gli USA non danno. Per non parlare dei poveri...
7) Vedi la bella intervista della Prof. Chiara Giorgi e del Prof. Carlo De Pietro "La salute è un diritto?" sulla sotto-dotazione del Sitema sanitario Italiano( nel 2018: Italia 6.4% del PIL vs 11.2 in Svizzera), e qualsiasi numero del British Medical Journal che racconta lo stato di desolazione dell'NHS Britannico, malgrado notevoli tradizioni e qualità del personale. Attrista leggere nel Tube londinese (02.03.2025) delle pubblicità per appuntamenti "senza attesa" per un popolo che generalmente va dal medico solo per cose importanti. Significa che tante persone non hanno delle cure preventive di base come screening per ipertensione/diabete/tumori colici etc.
8) Anche qui il libro di Ingrid Robeyns (6) è una miniera di dati e riflessioni interessanti, in particolare sull'esplosione delle ineguaglianze nel regno del liberalismo economico: per ogni 100$ di ricchezza creata dal 2012 al 2021, 54.40$ sono andati all'1% superiore, e 0.70 $ al 50% inferiore (Oxfam: survial of the richest).